Black list e white list
Durante il G20 del 2 aprile 2009 uno degli argomenti principali è stato quello dei paradisi fiscali. Il risultato cui si è giunti è stato quello di aggiornare la classificazione dei paesi in base al loro livello di applicazione degli standard fiscali internazionali. Allo scopo sono state modificate la:
- white list (stati o territori che hanno seguito le regole internazionali, stipulando almeno 12 accordi conformi alle stesse), che include: Argentina, Australia, Barbados, Canada, Cina, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Guernesey, Ungheria, Islanda, Irlanda, Isola di Man, Italia, Giappone, Jersey, Corea, Malta, Mauritius, Messico, Olanda, Nuova Zelanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Russia, Seychelles, Slovacchia, Sudafrica, Spagna, Svezia, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito, Stati Uniti, Isole Vergini;
- grey list (stati o territori che si sono impegnati a rispettare gli standard internazionali ma che, ad oggi, hanno siglato meno di dodici accordi conformi a questi standard), che include: Andorra, Anguilla, Antigua, Barbuda, Aruba, Bahamas, Bahrein, Belize, Bermuda, Isole Vergini Inglesi, Isole Cayman, Isola Cook, Dominica, Gibilterra, Grenada, Liberia, Liechtenstein, Isole Marshall, Monaco, Montserrat, Nauru, Antille Olandesi, Niue, Panama, St Kitts e Nevis, Santa Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Samoa, San Marino, Isole Turk e Caicos, Vanuatu, Austria, Belgio, Brunei, Cile, Guatemala, Lussemburgo, Singapore, Svizzera;
- black list (paesi che non applicano gli standard fiscali internazionali): Costa Rica, Malesia, Filippine e Uruguay.

Subito dopo la conclusione del G20, i quattro stati presenti nella black list hanno preso l’impegno formale per uno scambio di informazioni sulla base degli standard internazionali fissati dall’Ocse. Il risultato è che oggi non vi è più alcun Paese sulla lista nera dei paradisi fiscali
Passare dalla lista nera a quella grigia, con Paesi come Svizzera, Lussemburgo e Lichtenstein, significa, in concreto, impegnarsi ad adeguare parti importanti delle rispettive normative fiscali ai criteri OCSE. La promozione alla lista bianca si guadagna quando il Paese firma accordi bilaterali sullo scambio di informazioni con almeno 12 dei 30 Paesi aderenti all'organizzazione.

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